Se non si vede / come mi guarda la vita quando scappo da ogni amicizia in cui mi specchio: e poco mi rilasso nel sentimento che dimostro [o: parlo di me e: parlo, parlo]. Occhio che scruta / e non è la trinità, ma solo la stanchezza, o quel polline di insicurezza che non matura. Eppure / me ne sto fra questo lenzuolo stretto ai fianchi del cuscino: e ascolto il cardio quando stona / convinta che questo chiudermi rimedi il titolo di una anoressia sociale / che inizi dalle turbe dell'infanzia, o nel DNA. Ma sono la tua preda: o il mio carnefice che mi seziona e spreme il sangue grumo a grumo: considerando che scorre muto. Smontare un alibi: lasciarsi amare / la vocazione del buon vivere: una pupilla che non muore e giace, ma innalza le sue farfalle, come la voce spera e dispera in altri vivi: guarda! come diventa un vivere [e tace: "io sono morta"] e non significa, che a volte sia tutto superiore al freddo: scrivi con la lingua / se non hai più le dita.
Quando l'alba è capolettera, qualcosa mi sorride, nella mente a nuvola. Rispondo solo bruciante e sotto il rimbalzare di lapilli, nel vortice di un nome romanzato. L'atto del fissare trafiggendo la mia schiena, le belle tracce, coglie l'universo fatto di gesti, nel respiro, negli scritti a poco a poco, tramite la voce calda alle mie voglie. Nessuna fantasia è uguale all'altra. Non basta un orizzonte da custodire. Segue il sole che filtra solido e spietato. Si chiuderà il blu nel guscio della mano, quando l'ombra di nuovo porterà amnesia e sigarette lunghe, in una notte lapidaria, di quel verso a seguire. Quale sarà la sorte di un amore: intuirlo è solo un passo avanti.